guida in stato di alterazione per assunzione di sostanze stupefacenti

Condotta e sanzioni

L’articolo 187 del CdS punisce chiunque si ponga alla guida di un mezzo di trasporto in stato di alterazione psicofisica in seguito all’assunzione sostanze stupefacenti o psicotrope.

Il medesimo articolo sancisce che si applicano alla fattispecie in esame le stesse sanzioni previste per l’ipotesi più grave della guida in stato di ebbrezza (lettera “c” dell’art. 186 comma 2 c.d.s.) ovvero l’ ammenda da € 1.500 a 6.000 e arresto da sei mesi ad un anno. Conseguono all’accertamento della contravvenzione in parola anche le sanzione amministrative accessorie della sospensione della patente da uno a due anni  nonché la confisca del veicolo, salvo nel caso in cui il mezzo appartenga a persona estranea al reato ma in tale ipotesi per il conducente della vettura la sospensione della patente sarà raddoppiata.

Accertamento della stato di alterazione

Punto nodale del reato in esame è ovviamente la modalità di verifica dello stato di alterazione in quanto la norma impone che tale stato riscontrato alla guida  sia correlato con l’uso di sostanze psicoattive.

Dunque ai fini della configurazione del reato è necessario che venga dimostrata non solo la concreta assunzione delle sostanze stupefacenti precedente o in occasione della guida del veicolo, ma anche che questa sia stata causa effettiva dell’alterazione psico-fisica nel periodo di conduzione del veicolo.

La differenza con la parallela fattispecie della guida in stato di ebbrezza appare evidente posto che con riferimento a questa è sufficiente la prova sintomatica dell’ebbrezza o che il conducente abbia superato uno dei tassi alcolemici indicati nel comma secondo dell’art. 186 cod. strada, mentre per la configurabilità del reato secondo l’art. 187 cod. strada è necessario non solo un accertamento tecnico-biologico ma anche la presenza  di altre circostanze idonee a comprovare la situazione di alterazione psico-fisica. 

Sul punto la giurisprudenza è granitica ed emblematica appare la decisione della Suprema Corte sez. IV, 13/11/2019, n.49178 che compendia e spiega il motivo di tale assunto :  “ la condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 c. strad. non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di, colui che guida “in stato d’alterazione psicofisica ” determinato da tale assunzione. Dunque, perché possa affermarsi la responsabilità dell’agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato d’alterazione causato da tale assunzione, esigendosi così l’accertamento di uno stato di coscienza modificato dall’assunzione di sostanze stupefacenti: tale complessità probatoria si impone a garanzia dell’imputato, in quanto le tracce degli stupefacenti permangono nel tempo, sicché l’esame tecnico potrebbe avere un esito positivo in relazione a un soggetto che ha assunto la sostanza giorni addietro e che, pertanto, non si trova al momento del fatto in stato di alterazione. In quest’ottica, occorrendo coniugare il disposto normativo (che impone il riscontro sui liquidi biologici) con il principio del libero convincimento del giudice, a fronte di un accertamento positivo sui liquidi biologici, lo stato attuale di alterazione può essere provato valorizzando elementi sintomatici esterni (ad esempio, stato confusionale dell’imputato riscontrato al momento del fatto, dichiarazioni rese agli operanti nel corso del controllo di aver assunto da poco sostanze stupefacenti, ecc.), ritenuti utili per neutralizzare quella valenza dimostrativa equivoca propria dell’esame sulle urine, senza la necessità, peraltro, né di una specifica analisi medica, né del compimento di un’analisi su due diversi liquidi biologici “.

In conclusione, se è esclusa ogni possibilità di accertamento sulla base di dati solo sintomatici esterni , occorre interrogarsi, una volta verificata l’assunzione  pregressa di sostanza stupefacenti  mediante analisi di liquidi biologici (compreso fluido del cavo orale), come si possa verificare lo stato di alterazione . Nulla quaestio se il soggetto fermato sia sottoposto a visita medica di supporto che accerti effettivamente che abbia materialmente guidato in stato di alterazione causato da tale assunzione di sostanza psicotrope. 

Più delicato si presenta il quadro probatorio in assenza di visita di personale sanitario; la sentenza sopra menzionata (che ribadisce un orientamento consolidato) chiarisce che in realtà , lo stato di alterazione può essere provato valorizzando elementi sintomatici esterni ed in particolare lo  stato confusionale dell’imputato riscontrato al momento del fatto ed addirittura  dichiarazioni rese agli operanti nel corso del controllo di aver assunto da poco droghe .

Peraltro su tali asserzioni sia consentita una riflessione ; quanto allo stato confusionale è opportuno evidenziare come lo stesso possa essere dovuto a motivi più svariati (es. si pensi al soggetto da poco coinvolto in un incidente o in stato di agitazione per il solo fatto di essere sottoposto a controllo poiché già ansioso di suo o affetto da patologie psichiche );  inutile dire che qui tutto si gioca sulla prova che si riuscirà a fornire nel corso del dibattimento.

La stessa condotta di guida non rispettosa delle norme del codice della strada non appare univocamente riconducibile allo stato di alterazione per pregresso utilizzo di sostanze (magari  assunte diversi giorni prima).

Quanto alle dichiarazioni rese dal prevenuto, preme ricordare che quanto riferito alle forze dell’ordine in occasione del controllo dal prevenuto non è utilizzabile stante il disposto di cui all’art. 63 c.p.p. trattandosi di dichiarazioni di soggetto potenzialmente indagato né traghettabile in aula mediante la testimonianza degli operanti stante i chiari disposti di cui agli artt. 195 comma IV c.p.p.

Il rifiuto di sottoporsi ad accertamenti

Affinchè la norma non venisse svuotata di contenuto, il comma 8 dell’art. 187 C.d.S., ha stabilito un reato aggiuntivo per coloro chi rifiutino di sottoporsi agli accertamenti per rilevare un eventuale stato di alterazione.

La contravvenzione sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti qualitativi preliminari a semplice richiesta degli organi di polizia (es alcolbolow)  o comunque agli accertamenti clinico-tossicologici e strumentali ovvero analitici su campioni di mucosa – o di fluido – del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia;

parimenti punibile è il rifiuto di farsi accompagnare presso le strutture sanitarie e/o di sottoporsi al prelievo di campioni di liquidi biologici dal personale sanitario incaricato in caso gli operanti ritengano ragionevolmente la pregressa assunzione di droghe (anche per via della positività ai precursori ) oltre che in caso di incidente stradale.

Sul punto vanno chiariti due punti. Come già detto nel precedente blog inerente la guida in stato di ebbrezza , tutti gli accertamenti  non preordinati ai fini di prova della responsabilità penale ma effettuati, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso durante il ricovero in una struttura ospedaliera a seguito di incidente stradale, sono certamente utilizzabili ai fini dell’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica (irrilevante dovendo ritenersi, in tali casi, la mancanza del consenso dell’interessato).

In tutti gli altri casi il soggetto potrà incorrere nel reato di rifiuto qualora non acconsenta agli accertamenti salvo tuttavia l’ipotesi in cui gli stessi siano invasivi e vi sia la disponibilità a sottoporsi a quelli che tali nono sono. 

Proprio per tale ragione la giurisprudenza (Cassazione penale, sez. IV, sentenza 17/10/2016 n° 43864)  ha ritenuto che il rifiuto  non è configurabile nel caso in cui un soggetto neghi un tipo di prelievo (come quello del sangue) ed acconsenta invece ad un diverso tipo di prelievo (ad esempio quello delle urine) che sia comunque utile, a dimostrare l’eventuale assunzione della sostanza stupefacente.

Parimenti negata è stata la responsabilità dell’imputato che non aveva dato il consenso ad accertamento invasivo e doloroso  ma non terapeutico come l’analisi dell’urina avvenuto a mezzo di catetere vescicale (Cassazione penale sez. IV, 05/11/2013, (ud. 05/11/2013, dep. 03/03/2014), n.10136).

Difatti non sembra inutile ricordare che iprelievi non necessari a fini terapeutici, effettuati in assenza di consenso dell’interessato, sono inutilizzabili, per violazione del diritto, costituzionalmente garantito, di inviolabilità della persona (Cass. nn. 38537/07, 4118/09, 26108/12, 6755/13).

Secondo la Cassazione, il ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l’effetto conseguente all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope legittima l’invito a sottoporsi a esami ospedalieri: il rifiuto è reato. (Cass. pen. Sez. IV 17 maggio 2018, n. 21875).

Ancora la giurisprudenza ha precisato che gli organi di polizia stradale possono sottoporre i guidatori ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili, al fine di acclarare lo stato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Ma vi devono essere elementi fattuali che facciano sospettare lo stato di alterazione psicofisica del conducente. (Cass. pen. Sez. IV, 14 marzo 2017, n. 12197).

Sia consentito un ultimo inciso ; qualora il soggetto si rifiuti di sottoporsi al test non si potrà invocare l’omesso avvertimento di cui agli artt. 114 disp att. c.p.p. e 354 e 356  c.p.p. come condivisibilmente sostenuto da Cass. IV n.4896/20 .

Ciò in quanto l’avvertimento è dovuto “nel procedere al compimento degli atti” ma questo implica che vi sia stato un consenso agli stessi che invece ovviamente manca in caso di rifiuto.

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